L’idea che l’intelligenza sia una sola entità misurabile da un test standardizzato è stata messa in discussione dalla teoria delle Intelligenze Multiple di Howard Gardner. Secondo questa teoria, l’intelligenza umana è composta da diverse forme di intelligenza, ognuna delle quali rappresenta un insieme di abilità cognitive e di problem solving.
Le Intelligenze Multiple di Gardner includono l’intelligenza linguistica, logico-matematica, spaziale, musicale, corporeo-cinestetica, interpersonale e intrapersonale. Queste intelligenze non sono indipendenti l’una dall’altra, ma possono interagire tra loro e si possono sviluppare e migliorare attraverso l’esperienza e l’allenamento.
L’importanza delle Intelligenze Multiple risiede nel fatto che esse offrono una visione più ampia e sfaccettata dell’intelligenza umana rispetto al modello tradizionale. Inoltre, la teoria delle Intelligenze Multiple suggerisce che ogni individuo ha un insieme unico di intelligenze, il che significa che l’educazione e la formazione dovrebbero tenere conto delle differenze individuali e offrire molteplici modi di apprendimento.
In questo articolo riprendo una intervista di Howard Gardner rilasciata per Edutopia, dove esplora in dettaglio le sette Intelligenze Multiple, analizzando le loro caratteristiche, l’importanza per lo sviluppo individuale e le applicazioni pratiche per l’educazione e la formazione. Inoltre, discuteremo delle critiche alla teoria delle Intelligenze Multiple e di come questa teoria si posiziona all’interno del dibattito più ampio sull’intelligenza umana.
”La cosa più importante in merito a una prova valutativa è il riuscire a sapere esattamente che cos’è e a cosa serva, cosa che dovresti essere in grado di fare
Howard GardnerLe intelligenze multiple per Edutopia
“Le scuole esistono perché speriamo che, quando i nostri ragazzi avranno terminato gli studi siano ancora in grado di utilizzare ciò che hanno imparato.
Molti studi dimostrano che, a meno che gli individui prendano parte molto attivamente al proprio processo di apprendimento, imparino a fare domande, imparino a fare le cosa attraverso la pratica, siano in grado di richiamare essenzialmente i concetti nella loro mente e a fare le proprie rielaborazioni concettuali quando servono, le idee semplicemente svaniscono.
Gli studenti possono ottenere ottimi voti che facciano pensare ad una loro comprensione della materia ma, col passare del tempo, spesso di quel sapere non rimane molto.
Se al contrario, lo studente porta avanti da solo un esperimento, raccoglie i dati, fa delle ipotesi e le confronta con i dati elaborati per vedere se sono corrette, legge i commenti, ascolta le critiche e fa ulteriori domande, scrive il suo testo, questo se qualcuno scrive una storia, fa le interviste da solo, ascolta i racconti degli altri, è il tipo di cose che si vorrebbe poter sentire, piuttosto che il semplice memorizzare i nomi, fatti e definizioni che non hanno alcun appiglio per essere ricordati.
L’idea dell’intelligenza multipla deriva dalla psicologia. È una teoria che è stata sviluppata per documentare il fatto che gli esseri umani hanno diversi tipi ci capacità intellettuali e che queste capacità sono molto importanti nel processo di apprendimento e in come le persone rappresentano le nozioni nella loro mente e di come usano queste elaborazioni per dimostrare come abbiano compreso l’argomento.
Se noi tutti avessimo esattamente lo stesso tipo di mente e se ci fosse un solo tipo di intelligenza, potremmo insegnare a tutti le stese cose nella stessa maniera e valutarli nello stesso modo e tutto ciò sarebbe giusto così.
Ma una volta che abbiamo scoperto che le persone hanno menti differenti, abilità differenti, che alcuni sono bravi nel pensare in modo spaziale, altri nell’imparare le lingue, altri hanno ancora bisogno di provare fisicamente le cose esplorandole attivamente per capire come funzionano…
Comprendendo tutto ciò, allora ci rendiamo conto che il modo di insegnare che tratta tutti alla stessa maniera è decisamente il tipo di educazione più ingiusto.
Se sappiamo che un giovane ha abilità visivo-spaziali molto sviluppate, un altro un modo di apprendere molto legato alla manualità, che a un terzo piace porre molte domande, a un quarto piacciono le storie, come insegnanti dobbiamo fornire supporti e risorse di apprendimento in grado di presentare gli argomenti in modo che gli studenti siano interessati e che siano in grado di apprendere meglio e con i quali siano in grado di sfruttare in modo produttivo il loro tipo di intelligenza e, nella misura in cui la tecnologia attuale è interattiva, sarà in grado di dimostrare la comprensione nel modo più agevole per se stesso.
Noi abbiamo questo mito per cui l’unico modo di apprendere qualcosa sia quello di leggere un libro o di ascoltare una presentazione su un certo argomento, e l’unico modo di dimostrare che abbiamo appreso sia quello di rispondere a un test contenente domande sull’argomento o un colloquio con domande tematiche, ma tutto ciò non ha molto senso.
Tutto può essere spiegato in modi differenti, e l’apprendimento di tutto ciò può essere dimostrato in modi diversi.
Credo affrontiamo troppi argomenti usando troppo materiale facendo sì che gli studenti entrino in possesso di una conoscenza superficiale, molto larga ma poco profonda, ed una volta che essi lasciano la scuola, quasi tutto viene dimenticato.
Io credo che la scuola debba cambiare la funzione di determinare priorità e che si debba impegnare profondamente nel perseguirle.
Ciò che ritengo importante è che il giovane abbia appreso il ‘modo di pensare scientificamente’ per comprendere cosa siano le ipotesi, come esse vengano verificate, capire se reggano o meno e se no, come rivedere la teoria in merito.
Tutto ciò richiede tempo. Non c’è modo di presentare tutto questo in una settimana né in un mese. Lo puoi apprendere soltanto conducendo diversi esperimenti, vedendo quando i risultati sono quelli attesi, vedendo quando non lo sono e così via.
Ma se tu realmente pensi alla scienza in questo modo, quando andrai all’università o andrai a lavorare, saprai riconoscere quando un concetto è semplicemente un’opinione ovvero un pregiudizio, o se sia basato su dati di fatto concretamente provabili.
La cosa più importante in merito a una prova valutativa è il riuscire a sapere esattamente che cos’è e a cosa serva, cosa che dovresti essere in grado di fare.
Ed il modo migliore per me di pensare a questo è immaginare un bambino che impari uno sport o che impari una forma d’arte. Perché c’è una completa assenza di mistero sul cosa tu debba fare per essere un giocatore di football, un pattinatore o un suonatore di violino.
Tu lo vedi, ci provi, vieni istruito, sai quando migliori e sai come lo riesci a fare rispetto gli altri. Nella scuola, la valutazione è mistificatrice. Nessuno sa cosa ci sarà nel test. Quindi quello che vorrei è illustrare ai bambini sin dal primo giorno di scuola quali siano le prestazioni e le prove sulle quali saranno giudicati.
Diventiamo realisti. Guardiamo al tipo di cose che realmente contano nel mondo.
Cerchiamo di essere tanto espliciti per quanto riusciamo ad esserlo, forniamo feedback agli studenti non appena possibile e lasciamo che questi li elaborino così che anche da soli possano sapere cosa va bene e cosa non va bene. Ciascuno di noi, da adulto sa che come diventi più esperto nel fare le cose, c’è meno bisogno di giudizi dall’esterno ma si può procedere all’autovalutazione. E nella scuola la valutazione non dovrebbe essere una cosa che viene fatta su di te ma una situazione nella quale tu dovresti essere coinvolto come l’agente più attivo.
Io penso a un cambiamento nel sistema educativo americano che sia ad ampio spettro piuttosto che marginale. Prima di tutto la gente dovrebbe poter vedere esempi di luoghi in cui il nuovo tipo di educazione funziona veramente, dove gli studenti imparano più profondamente, dove essi possano esibire le proprie abilità e conoscenza pubblicamente e dove chiunque assista a queste manifestazioni possa pensare ‘ecco, questo è il tipo di persona che vorrei avere’…
In secondo luogo, abbiamo bisogno che le persone coinvolte nel processo educativo (docenti e non docenti) credano in tutto questo e che lo vogliano veramente fare, e ottengano il tipo di aiuto di cui necessitano per passare da una visione dell’insegnamento incentrato sugli insegnamenti che inculcano nozioni nella mente degli studenti ad una visione centrata sulla mente dei ragazzi, in cui la preparazione resti dietro le quinte e dove le loro personalità siano poste al centro del processo di apprendimento.
In terzo luogo, credo sia necessario avere degli schemi di valutazione che veramente siano in grado di convincere tutti che questo nuovo modo di insegnare funzioni veramente.
Non è funzionale avere un processo di apprendimento focalizzato sui bambini e poi usare gli stessi vecchi test a scelta ultima che venivano usati 50 o 100 anni fa.
Infine ritengo ci debba essere un impegno politico che sostanza che questo è il tipo di educazione che desideriamo adottare nel nostro paese. E fintanto che ci saranno persone troppo indaffarate a pascere gli insegnanti o a dire che non si può provare nulla di nuovo perché potrebbe fallire, noi continueremo a rimanere bloccati nel pantano.”



