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L’Osservatorio EPICODE ha commissionato alla società SWG nuovo report che analizza in modo dettagliato il mondo delle professioni digitali e scatta un’istantanea delle opportunità di carriera nel settore tech evidenziando l’inadeguatezza del sistema scolastico italiano nel formare giovani per questi settori in fortissima crescita.

”La pandemia ha anticipato il futuro, accelerando i processi di digitalizzazione e ridisegnando i modelli di business attorno al fabbisogno di competenze tech. Il mondo della formazione è chiamato ad uscire dagli schemi tradizionali accogliendo questa domanda crescente, a interesse delle aziende e, più in generale, delle future generazioni.

Alessandro Scalcon

Già prima del Covid, il mercato ICT nel nostro paese era molto frammentato, ma la pandemia ha accelerato molti processi, creando un’improvvisa necessità di digitalizzazione, anche da parte di piccole e medie imprese locali refrattarie all’innovazione.
Si sono affermate nuove figure professionali, metodologie di lavoro e modelli di business, ma le realtà che non riescono a stare al passo con i tempi, purtroppo, sono spesso costrette a chiudere i battenti.

Chi invece ha saputo adeguarsi e credere nell’innovazione ha dimostrato che si può avviare un percorso di transizione al digitale efficace anche in Italia, Paese che non può certamente essere considerato tra quelli più all’avanguardia dal punto di vista della digitalizzazione.

Ecco i key takeaways emersi report ci hanno permesso di catturare un’istantanea esclusiva sulle sfide e su tutte le oppurtunità di carriera del mercato del lavoro ICT in Italia.

L’Executive Summary

“Digitalizzazione come sinonimo di competitività internazionale: sfide e opportunità del mercato del lavoro ICT”

Dati demografici

Campione: 300 imprese italiane con almeno 10 addetti (PMI e Corporate) attive sul territorio nazionale e dotate di un reparto IT/Sistemi Informatici. Per eleggere separatamente il dato relativo a Piccole Imprese, Medie Imprese e Corporate sono state aggiunte 100 interviste per ciascun segmento. Ove possibile, il dato medio del campione imprese è stato posto a confronto con quello già rilevato da SWG all’interno di un campione di giovani italiani tra 18-30 anni.

  • Le competenze digitali dominano la classifica: al primo posto indiscusso le skills digitali hard, quelle applicate alla tecnologia (32%). In seconda posizione comunicazione e marketing (22%) e al 21% troviamo anche l’ambito manageriale di controllo di gestione, le certificazioni e le attività digitali a supporto del business e del marketing.
  • Le aree di expertise e le professioni più promettenti sono legate alla Cybersecurity (57%), al Cloud (42%), all’IoT (36%), al Web Development (35%) e al Machine Learning (34%).
  • Il 71% delle organizzazioni si dichiara pronto a investire sull’aggiornamento delle competenze dei propri Web Developer con differenze tra Piccole (49%), Medie (66%) e grandi aziende (93%), attraverso attività di formazione interna (50%) ed esterna (39%).
  • Il 28% dei giovani desidera continuare a imparare cose nuove nel corso del tempo. Tre poi gli aspetti più importanti: il legame tra lavoro e passioni individuali (52%), work-life balance (35%) e stabilità economica, collegata al posto fisso (31%).
  • Oltre 1 impresa su 2 (54%) dotata di almeno un Web Developer ha sperimentato difficoltà nel reclutamento di coders laureati STEM. Difficoltà che aumentano (86%) tra chi fa del possesso di un titolo di studio un criterio d’assunzione imprescindibile, al punto da non considerare ipotesi alternative.
  • Il 71% delle imprese ammette che in Italia non è facile trovare candidati validi per professioni tecnico-scientifiche (Web Developer e altre posizioni). Il possesso di una laurea STEM è, infatti, un criterio ideale ma non vincolante per 2 imprese su 5 (40%). All’interno delle imprese più irremovibili di fronte al requisito della laurea STEM (generalmente le Corporate) si registrano maggiori difficoltà nei processi di assunzione e anche una maggior concentrazione di Web Developer ‘ibridi’ (92%). Un paradosso che rende bene l’immagine del forte scarto tra il profilo tecnico-scientifico ideale e la realtà del mercato del lavoro italiano. Esperienze come quelle delle Coding School, nate proprio per aumentare l’offerta di sviluppatori web, offrendo un’alternativa ai percorsi di istruzione terziaria, risultano non a caso molto apprezzati.

Il mercato del lavoro italiano, nonostante sia ricco di opportunità, si dimostra ancora troppo rigido in termini di “mobilità sociale”, formazione continua e nuove professioni dell’era della trasizione digitale.

Eppure, da parte dei giovani, il desiderio di attivarsi sembra essere presente.
“Nonostante questo scenario di incertezza macroeconomica e di difficoltà nel relazionarsi con i temi legati alla digitalizzazione – si legge nel rapporto – si nota una crescita comunque incoraggiante e degna di considerazione che fa ben sperare per l’immediato futuro.” Secondo l’ultimo rapporto MISE, risalente al luglio 2022, le pmi e start up innovative ad oggi superano quota 14mila, in aumento di circa mille unità rispetto allo scorso anno. Non solo, ma una significativa porzione di giovani, il 28%, dichiara di cercare nel lavoro la possibilità di crescere e migliorarsi, e solo il 7% riconosce in uno stipendio elevato la più elevata motivazione nel lavoro, mentre più della metà (51%) vuole un lavoro che sia aderente ai propri interessi. “I giovani di oggi hanno una concezione del lavoro antitetica a quella dei loro genitori – si legge nel rapporto. – Prima del denaro e della carriera vengono le passioni, il work life balance e l’apprendimento.”